L’Ecuador consegna la metà delle sue riserve d’oro alla Goldman Sachs

L’Ecuador consegna la metà delle sue riserve d’oro alla Goldman Sachs

L’Ecuador consegna metà delle sue riserve d’oro alla Goldman Sachs. Essendo in grande difficoltà, il paese ha bisogno di soldi e riceverà in cambio “strumenti altamente sicuri e fondi”. Potrà recuperare le sue 14 tonnellate di oro, cioè 580 milioni di dollari, nell’arco di 3 anni.

La banca centrale dell’Ecuador crede che possa guadagnare tra 16 e 20 milioni di dollari con quest’accordo. È convinta di trasformare quest’oro, che «rimaneva nei caveau senza generare performance ma per cui bisognava pagare i costi di custodia», un attivo vantaggioso e redditizio.

La banca americana non ha voluto commentare altro che le informazioni rilasciate dall’Ecuador. Cosa vuole fare di queste 466 000 once? Può utilizzarle per fare operazioni di cambio, sia con un altro paese, allo scopo di ottenere valute differenti dal dollaro, sia con un produttore di oro.

Cosa succederebbe se Goldman Sachs mettesse quest’oro sul mercato? Il prezzo potrebbe tornare al ribasso. Quando a Cipro venne suggerita l’idea di vendere le sue 13 tonnellate di oro, nell’aprile 2013, i corsi dell’oro registrarono un crollo storico.

Questo tipo di operazione di “swap” d’oro tra una banca ed un paese non è inconsueto, ma generalmente riguarda volumi molto meno importanti.

Lo scorso novembre, Goldman Sachs aveva trattato un’operazione di grande ampiezza presso un altro Stato sudamericano, il Venezuela, le cui riserve di cambio erano allora al livello più basso negli ultimi 9 anni, con un’inflazione superiore al 50%.

L’operazione non si concretizzò e secondo un documento pervenuto a Bloomberg, la banca di Wall Street avrebbe proposto un debito di 1,68 miliardi di dollari in contanti, per 7 anni, da far garantire con 1,85 miliardi di dollari d’oro preso direttamente nelle riserve di Caracas.

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