Le Banche Centrali europee starebbero cercando di rimpatriare l’oro custodito negli Stati Uniti

Secondo GoldSwitzerland sarebbe in corso un rimpatrio segreto delle riserve d’oro dagli Stati Uniti verso l’Europa, cominciato in ottobre. L’informativa proviene da una fonte affidabile e contiene dei dettagli sulle quantità, trasportate da una rinomata società internazionale, decisamente elevate, e sui luoghi di destinazione.

Ciò ci induce a credere che alcune banche centrali del Vecchio Continente hanno cominciato a captare della tensione sui mercati e che i loro consiglieri di amministrazione si sono resi conto che le politiche economiche adottate, come i QE e gli LTRO, potrebbero avere serie ripercussioni.

La Banca Nazionale Svizzera ha cominciato a vendere oro nel 2000, in un momento in cui il corso del metallo prezioso era al minimo: nacque allora un movimento che ne chiedeva l’interruzione ed il prossimo 30 novembre, dopo più di un decennio di battaglie, gli svizzeri avranno la possibilità di scegliere. Il referendum verte sul rimpatrio delle riserve auree del paese, l’interruzione delle vendite di oro fisico da parte della Banca Centrale e l’obbligo per la stessa di avere il 20% minimo di attivi legati all’oro. Il paese in caso contrario rischia di dover sottostare alle politiche monetarie della UE e della BCE.

La richiesta di rimpatrio da parte della Germania si è rivelata un fallimento totale. Berlino ha richiesto il rimpatrio delle 680 tonnellate di oro custodite presso la Fed, ricevendone a malapena 5 e la promessa che il resto arriverà nel 2020. Non ci può che essere un motivo che spiega questo ritardo: l’oro non c’è più.

Preso atto del sostanziale rifiuto e con il rimpasto della coalizione di Angela Merkel, la scorsa estate, la nuova linea del partito è la seguente: “Gli Stati Uniti custodiscono con molto riguardo il nostro oro”, “Oggettivamente non c’è alcuna ragione per cui non dargli fiducia”. Oppure: “Non ci sono prove in grado di dimostrare che l’oro tedesco sia stato alterato o venduto”. Certamente, non esistono prove perchè negli ultimi sessant’anni non è stato fatto alcun inventario per controllare quanti lingotti sono ancora presenti e quanti invece sono stati venduti!

Quando si deve rimpatriare una gran quantità di metalli preziosi occorre configurare una lunga catena logistica di trasporti. Ciò implica che un gran numero di persone debba essere informata sui punti di partenza e di arrivo. Il silenzio non è del tutto garantito in questi casi. Siccome non abbiamo assolutamente alcun motivo di dubitare della nostra fonte, credo che domande sulla veridicità dell’operazione alle parti coinvolte cadrebbero nel vuoto.

Il semplice fatto che la richiesta di rimpatrio sia stata fatta in segreto conferma ciò che gli investitori, che cercano di preservare la propria ricchezza, hanno sempre saputo: l’oro deve essere sempre custodito e controllato dal diretto proprietario. È l’unico modo per avere la garanzia assoluta della reale esistenza del metallo prezioso.

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